
Nato nel 2018 da un’idea di Gianna Martinengo, Presidente di Women&Tech® ETS, il Tram dell’Innovazione® è un luogo di incontro, confronto e scoperta dedicato alle trasformazioni che il digitale produce nella vita delle persone, nel lavoro, nelle imprese e nella società.
Edizione dopo edizione, il Tram ha accompagnato cittadini e nuove generazioni dentro i grandi cambiamenti tecnologici del nostro tempo, mettendo in dialogo imprese, istituzioni, università, ricerca, professionisti e giovani. Un viaggio non soltanto attraverso gli scenari del futuro, ma soprattutto tra esperienze, idee e soluzioni concrete capaci di mostrare come l’innovazione possa generare nuove opportunità e contribuire a migliorare la qualità della vita.
Nel tempo anche il Tram si è trasformato: dal viaggio a bordo dello storico tram milanese agli eventi digitali, fino alla sua evoluzione nel Metaverso, uno spazio immersivo e accessibile in cui incontrarsi, condividere conoscenza e sperimentare nuovi modi di partecipare.
In occasione della Milano Digital Week 2026, il Tram dell’Innovazione interpreta il tema “La città generativa” mettendo al centro la capacità di persone, competenze, tecnologie e relazioni di produrre futuro.
Una città generativa, infatti, non è semplicemente una città più tecnologica. È una città capace di creare connessioni, opportunità, conoscenza e valore condiviso, mettendo in relazione intelligenza umana e artificiale e utilizzando l’innovazione in modo consapevole, sostenibile e inclusivo.
Il Tram dell’Innovazione 2026 diventa così uno spazio aperto in cui esplorare le trasformazioni che stanno ridisegnando lavoro, competenze, formazione, salute e benessere, mobilità, sostenibilità, inclusione, cultura e nuovi modelli di relazione, attraverso testimonianze, conversazioni, esperienze e punti di vista provenienti da mondi diversi.
Un viaggio che unisce tradizione e innovazione, dimensione fisica e digitale, esperienza e futuro, con una convinzione che accompagna il progetto fin dalla sua nascita: la tecnologia genera autentico progresso quando riesce a mettere in relazione le persone, ampliare le possibilità e trasformare la conoscenza in opportunità per tutti.
Perché la città del futuro non si costruisce soltanto con nuove tecnologie.
Si genera insieme.
Scopri l'agenda completa dell'evento, gli orari, i temi delle sessioni e i relatori principali.
I data center sono l'infrastruttura su cui poggia ogni promessa dell'intelligenza artificiale generativa: senza di loro, la città del futuro non esiste. Ma costruirli, alimentarli, finanziarli e governarli è una sfida che attraversa settori, competenze e discipline diverse.
In questo incontro – ospitato dallo studio legale Gitti and Partners e aperto a voci di tutta la filiera – mettiamo a confronto chi progetta e fornisce la tecnologia, chi investe e finanzia le infrastrutture, chi le utilizza e chi ne presidia le implicazioni normative.
L'obiettivo è costruire un dialogo tra operatori del settore per capire come Milano e l'Italia si stanno posizionando in una delle partite economiche e geopolitiche più decisive dei prossimi anni.
In un tempo in cui il lavoro della conoscenza è sempre più attraversato da tecnologia, intelligenza artificiale e sovraccarico informativo, comprendere che cosa nutre e protegge la nostra mente diventa una competenza sempre più importante. La saggista Eliana Liotta e la neuroscienziata Michela Matteoli lo raccontano nella lectio scenica tratta dal loro best seller La mente radiosa (Sonzogno, 2026) e realizzata in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano.
Attraverso un dialogo letterario e scientifico, le autrici conducono il pubblico in un viaggio tra pensieri, sentimenti e cibi che sostentano la nostra intelligenza e rischiarano la vita.
A intervallare le loro parole, e ad amplificarne il senso, brani dalle Suite per violoncello solo di Johann Sebastian Bach: una musica sorretta da un’architettura razionale ma allo stesso tempo profondamente emotiva, in una sorta di eco alla struttura del testo narrato. Le voci nude delle autrici e dello strumento si intrecciano per ricordare che il nostro cervello muta continuamente mentre viviamo e che noi possiamo, sempre, diventare persone migliori.
Come ha scritto il Corriere della Sera, il saggio La mente radiosa racconta che «la salute e la longevità del cervello poggiano su nutrimenti materiali e immateriali» e che «noi siamo il risultato di ogni cena condivisa, di ogni risata, di ogni amore.»
L’intelligenza artificiale sta entrando nel cuore delle professioni della conoscenza, trasformando attività, competenze, processi decisionali e modelli organizzativi. A partire dal libro La rivoluzione dei colletti bianchi di Silvia Migliavacca, l’incontro propone una riflessione su ciò che significa lavorare e guidare organizzazioni nell’era dell’AI.
La sfida non è soltanto imparare a utilizzare nuovi strumenti, ma disimparare e reimparare, ripensando il confine tra ciò che può essere delegato alla tecnologia e ciò che richiede giudizio, esperienza e responsabilità umana.
Dalla produttività individuale alla riprogettazione dei processi, dall’evoluzione delle competenze al futuro dei giovani professionisti, fino ai temi della governance, della sostenibilità e della responsabilità: una conversazione per comprendere come l’AI possa diventare non un semplice acceleratore dell’esistente, ma l’occasione per ridisegnare il lavoro e le organizzazioni che vogliamo costruire.
L’intelligenza artificiale sta cambiando il lavoro non in un futuro lontano, ma già oggi: nei processi, nei ruoli, nelle competenze richieste e nei percorsi di carriera. La domanda, quindi, non è soltanto se l’intelligenza artificiale sostituirà alcune attività, ma come cambierà il nostro modo di lavorare e cosa servirà per restare rilevanti.
La tavola rotonda mette a confronto prospettive diverse e complementari per capire quali competenze stanno facendo la differenza e come possiamo prepararci a un mercato sempre più influenzato dall’Intelligenza artificiale.
Un confronto per andare oltre la narrativa dell’intelligenza artificiale che ci ruberà il lavoro e capire come lavorare con questa tecnologia, valorizzando ciò che resta umano. L’obiettivo è offrire a professioniste, manager e nuove generazioni spunti concreti per usare l’intelligenza artificiale come alleata e continuare a essere rilevanti in un mondo del lavoro che cambia.
I data center sono l'infrastruttura su cui poggia ogni promessa dell'intelligenza artificiale generativa: senza di loro, la città del futuro non esiste. Ma costruirli, alimentarli, finanziarli e governarli è una sfida che attraversa settori, competenze e discipline diverse.
In questo incontro – ospitato dallo studio legale Gitti and Partners e aperto a voci di tutta la filiera – mettiamo a confronto chi progetta e fornisce la tecnologia, chi investe e finanzia le infrastrutture, chi le utilizza e chi ne presidia le implicazioni normative.
L'obiettivo è costruire un dialogo tra operatori del settore per capire come Milano e l'Italia si stanno posizionando in una delle partite economiche e geopolitiche più decisive dei prossimi anni.
Questa conversazione tra Stefano A. Cerri e Claude Frasson intende illustrare l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale nella trasmissione delle conoscenze.
I primi studi in questo ambito hanno portato allo sviluppo di successive generazioni di sistemi tutor intelligenti, progettati per trasmettere conoscenze tenendo conto del livello di preparazione dell’apprendente, della strategia pedagogica adottata e del livello di qualificazione previsto.
Con il rapido sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e del deep learning si apre una nuova era. Questo approccio consente di costruire automaticamente conoscenze e strumenti di supporto basati su dialoghi artificiali che restituiscono un’apparenza di personalizzazione.
La conversazione permetterà di comprendere l’evoluzione della trasmissione delle conoscenze, le opportunità, le sfide e i rischi di questo nuovo mondo artificiale, nonché i suoi possibili impatti sulla società umana.
L’intelligenza artificiale sta assumendo nuove forme: non più soltanto chatbot o assistenti testuali, ma volti, voci e personalità capaci di entrare in relazione con le persone. Gli avatar conversazionali stanno diventando nuove interfacce tra brand e pubblico, presenti nei siti web ma anche negli store, nei totem, nelle vetrine interattive e negli eventi.
La vera sfida, però, non è soltanto tecnologica. È soprattutto una questione di esperienza e di regia strategica: quale volto dare a un brand? Quale voce, quale linguaggio, quale personalità? E come garantire coerenza tra identità, valori e relazione con il pubblico?
L’incontro esplora come gli avatar conversazionali stiano ridisegnando l’esperienza phygital, trasformando i punti di contatto tra spazio fisico e digitale in occasioni di dialogo sempre più naturali, personalizzate e coinvolgenti. Una riflessione su come progettare queste nuove presenze digitali mettendo al centro non la tecnologia in sé, ma la qualità della relazione che sono in grado di generare.
In un tempo in cui il lavoro della conoscenza è sempre più attraversato da tecnologia, intelligenza artificiale e sovraccarico informativo, comprendere che cosa nutre e protegge la nostra mente diventa una competenza sempre più importante. La saggista Eliana Liotta e la neuroscienziata Michela Matteoli lo raccontano nella lectio scenica tratta dal loro best seller La mente radiosa (Sonzogno, 2026) e realizzata in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano.
Attraverso un dialogo letterario e scientifico, le autrici conducono il pubblico in un viaggio tra pensieri, sentimenti e cibi che sostentano la nostra intelligenza e rischiarano la vita.
A intervallare le loro parole, e ad amplificarne il senso, brani dalle Suite per violoncello solo di Johann Sebastian Bach: una musica sorretta da un’architettura razionale ma allo stesso tempo profondamente emotiva, in una sorta di eco alla struttura del testo narrato. Le voci nude delle autrici e dello strumento si intrecciano per ricordare che il nostro cervello muta continuamente mentre viviamo e che noi possiamo, sempre, diventare persone migliori.
Come ha scritto il Corriere della Sera, il saggio La mente radiosa racconta che «la salute e la longevità del cervello poggiano su nutrimenti materiali e immateriali» e che «noi siamo il risultato di ogni cena condivisa, di ogni risata, di ogni amore.»
Nel settantesimo anniversario della storica conferenza di Dartmouth, dove il termine “Intelligenza Artificiale” venne introdotto, la conversazione tra Stefano A. Cerri ed Enrico Motta ripercorrerà l’evoluzione dell’AI, partendo dai “General Problem Solvers” degli anni sessanta, procedendo con la rappresentazione della conoscenza, le ontologie ed i sistemi intelligenti, per arrivare ai Large Language Models che dominano l’attuale panorama. In particolare, un tema chiave che verrà affrontato riguarda la relazione tra l’AI tradizionale, che si basa su modelli espliciti e formali di rappresentazione della conoscenza e ragionamento, e l’AI moderna, che si basa invece su modelli statistici multidimensionali applicati ad una enorme mole di dati. L’AI richiede conoscenze affidabili, contesto, ed anche robuste capacità di spiegazione, interpretazione ed interazione. Gli LLMs vengono criticati per la mancanza di trasparenza ed affidabilità - limitazioni che comportano rischi fortissimi, dato il livello di sofisticazione degli attuali modelli. Pertanto, durante il dibattito si discuterà se queste limitazioni degli attuali LLM introducano la necessità di riconsiderare gli elementi di rappresentazione e ragionamento che definiscono l’AI tradizionale.
Questa conversazione tra Stefano A. Cerri e Claude Frasson intende illustrare l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale nella trasmissione delle conoscenze.
I primi studi in questo ambito hanno portato allo sviluppo di successive generazioni di sistemi tutor intelligenti, progettati per trasmettere conoscenze tenendo conto del livello di preparazione dell’apprendente, della strategia pedagogica adottata e del livello di qualificazione previsto.
Con il rapido sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e del deep learning si apre una nuova era. Questo approccio consente di costruire automaticamente conoscenze e strumenti di supporto basati su dialoghi artificiali che restituiscono un’apparenza di personalizzazione.
La conversazione permetterà di comprendere l’evoluzione della trasmissione delle conoscenze, le opportunità, le sfide e i rischi di questo nuovo mondo artificiale, nonché i suoi possibili impatti sulla società umana.
I data center sono l'infrastruttura su cui poggia ogni promessa dell'intelligenza artificiale generativa: senza di loro, la città del futuro non esiste. Ma costruirli, alimentarli, finanziarli e governarli è una sfida che attraversa settori, competenze e discipline diverse.
In questo incontro – ospitato dallo studio legale Gitti and Partners e aperto a voci di tutta la filiera – mettiamo a confronto chi progetta e fornisce la tecnologia, chi investe e finanzia le infrastrutture, chi le utilizza e chi ne presidia le implicazioni normative.
L'obiettivo è costruire un dialogo tra operatori del settore per capire come Milano e l'Italia si stanno posizionando in una delle partite economiche e geopolitiche più decisive dei prossimi anni.
L’intelligenza artificiale sta cambiando il lavoro non in un futuro lontano, ma già oggi: nei processi, nei ruoli, nelle competenze richieste e nei percorsi di carriera. La domanda, quindi, non è soltanto se l’intelligenza artificiale sostituirà alcune attività, ma come cambierà il nostro modo di lavorare e cosa servirà per restare rilevanti.
La tavola rotonda mette a confronto prospettive diverse e complementari per capire quali competenze stanno facendo la differenza e come possiamo prepararci a un mercato sempre più influenzato dall’Intelligenza artificiale.
Un confronto per andare oltre la narrativa dell’intelligenza artificiale che ci ruberà il lavoro e capire come lavorare con questa tecnologia, valorizzando ciò che resta umano. L’obiettivo è offrire a professioniste, manager e nuove generazioni spunti concreti per usare l’intelligenza artificiale come alleata e continuare a essere rilevanti in un mondo del lavoro che cambia.
L’intelligenza artificiale sta entrando nel cuore delle professioni della conoscenza, trasformando attività, competenze, processi decisionali e modelli organizzativi. A partire dal libro La rivoluzione dei colletti bianchi di Silvia Migliavacca, l’incontro propone una riflessione su ciò che significa lavorare e guidare organizzazioni nell’era dell’AI.
La sfida non è soltanto imparare a utilizzare nuovi strumenti, ma disimparare e reimparare, ripensando il confine tra ciò che può essere delegato alla tecnologia e ciò che richiede giudizio, esperienza e responsabilità umana.
Dalla produttività individuale alla riprogettazione dei processi, dall’evoluzione delle competenze al futuro dei giovani professionisti, fino ai temi della governance, della sostenibilità e della responsabilità: una conversazione per comprendere come l’AI possa diventare non un semplice acceleratore dell’esistente, ma l’occasione per ridisegnare il lavoro e le organizzazioni che vogliamo costruire.
Nel settantesimo anniversario della storica conferenza di Dartmouth, dove il termine “Intelligenza Artificiale” venne introdotto, la conversazione tra Stefano A. Cerri ed Enrico Motta ripercorrerà l’evoluzione dell’AI, partendo dai “General Problem Solvers” degli anni sessanta, procedendo con la rappresentazione della conoscenza, le ontologie ed i sistemi intelligenti, per arrivare ai Large Language Models che dominano l’attuale panorama. In particolare, un tema chiave che verrà affrontato riguarda la relazione tra l’AI tradizionale, che si basa su modelli espliciti e formali di rappresentazione della conoscenza e ragionamento, e l’AI moderna, che si basa invece su modelli statistici multidimensionali applicati ad una enorme mole di dati. L’AI richiede conoscenze affidabili, contesto, ed anche robuste capacità di spiegazione, interpretazione ed interazione. Gli LLMs vengono criticati per la mancanza di trasparenza ed affidabilità - limitazioni che comportano rischi fortissimi, dato il livello di sofisticazione degli attuali modelli. Pertanto, durante il dibattito si discuterà se queste limitazioni degli attuali LLM introducano la necessità di riconsiderare gli elementi di rappresentazione e ragionamento che definiscono l’AI tradizionale.
L’intelligenza artificiale sta assumendo nuove forme: non più soltanto chatbot o assistenti testuali, ma volti, voci e personalità capaci di entrare in relazione con le persone. Gli avatar conversazionali stanno diventando nuove interfacce tra brand e pubblico, presenti nei siti web ma anche negli store, nei totem, nelle vetrine interattive e negli eventi.
La vera sfida, però, non è soltanto tecnologica. È soprattutto una questione di esperienza e di regia strategica: quale volto dare a un brand? Quale voce, quale linguaggio, quale personalità? E come garantire coerenza tra identità, valori e relazione con il pubblico?
L’incontro esplora come gli avatar conversazionali stiano ridisegnando l’esperienza phygital, trasformando i punti di contatto tra spazio fisico e digitale in occasioni di dialogo sempre più naturali, personalizzate e coinvolgenti. Una riflessione su come progettare queste nuove presenze digitali mettendo al centro non la tecnologia in sé, ma la qualità della relazione che sono in grado di generare.
In un tempo in cui il lavoro della conoscenza è sempre più attraversato da tecnologia, intelligenza artificiale e sovraccarico informativo, comprendere che cosa nutre e protegge la nostra mente diventa una competenza sempre più importante. La saggista Eliana Liotta e la neuroscienziata Michela Matteoli lo raccontano nella lectio scenica tratta dal loro best seller La mente radiosa (Sonzogno, 2026) e realizzata in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano.
Attraverso un dialogo letterario e scientifico, le autrici conducono il pubblico in un viaggio tra pensieri, sentimenti e cibi che sostentano la nostra intelligenza e rischiarano la vita.
A intervallare le loro parole, e ad amplificarne il senso, brani dalle Suite per violoncello solo di Johann Sebastian Bach: una musica sorretta da un’architettura razionale ma allo stesso tempo profondamente emotiva, in una sorta di eco alla struttura del testo narrato. Le voci nude delle autrici e dello strumento si intrecciano per ricordare che il nostro cervello muta continuamente mentre viviamo e che noi possiamo, sempre, diventare persone migliori.
Come ha scritto il Corriere della Sera, il saggio La mente radiosa racconta che «la salute e la longevità del cervello poggiano su nutrimenti materiali e immateriali» e che «noi siamo il risultato di ogni cena condivisa, di ogni risata, di ogni amore.»